Cari cavalli, muli, asini, sono circa centoquarant’anni che motore a scoppio, ruote gommate e marmitta, vi hanno gradualmente estromessi dalla locomozione e dal trasporto. In Oriente circolano ancora i risciò, lì alla stanga è rimasta la forza umana per trainare il carrellino con il passeggero che non usa la frusta e neppure sta mezz’ora al cellulare per cercare un taxi.
A dire il vero Enea s’era caricato sulle spalle Anchise, il vecchio padre, in fuga dalla catastrofe di Troia. Pensavamo che fosse finita con la mitologia e con la pietas e, invece, tra le macerie di Gaza trotterellano asini scheletriti, tirando carretti carichi fino all’infarto della bestia, in quel tour infernale che è la guerra. Brecht, il drammaturgo, ci aveva già spiegato tutto in Madre Courage e i suoi figli, riesumati per una messa in scena teatrale ispirata alla Guerra dei Trent’anni [1618-1648] nel cuore della bella Europa. Oggi in Europa, nel coté ambientalista, il grande tema è l’elettrico, la stupefacente bolla dentro la quale respireremo tra un decennio aria alpina.

Un grande mischione, di problemi, di contesti, di immagini. Giorni fa, un’amica di Moricone, un paese della Bassa Sabina, a una quarantina di chilometri da Roma, mi mostrava la sua Hyundai Athos 10 e sospirava “A Roma nun ce posso venì con un’Euro 2, ce posso girà qui tra l’olivi, al massimo”. Scherzando, le ho risposto “Ce poi girà in Macedonia, oppure a Gaza tra l’asini”.
In certe lande dell’Occidente è rimasto il cazzeggio, non costa niente ma è il fratello povero e irridente del pensiero filosofico. Quello che vorrebbe mettere in ordine la riflessione, spurgando le bave delle lumache. Ad esempio, mi rifiuto di regalare per Natale un globo illuminato della Terra ai nipoti. Li ingannerei, perché ognuno degli abitanti se n’è andato ‘per fatti sua’ e l’idea del tutto, del globale è un imbroglio.
Non che mi sia convertito alle “casette nel bosco”, al bucolico e al come natura fa, tutt’altro, con i bambini che non sono neppure analfabeti di ritorno, ma analfabeti punto e basta.
Resto fermo nella libertà di dire le contraddizioni che ci popolano. Non diventerò mai un epigono di Robinson Crusoe, uno sfregalegnetti per accendermi il sigaro. Però guai a ignorare quanti cavalli vapore sono serviti alla civiltà per arrivare fino ad oggi.

Una volta si diceva che dentro il cofano di certe auto ci fosse una mandria di cavalli. Ricordate la Ford Mustang? O il P-51 Mustang, il caccia dell’Aeronautica militare americana durante la Seconda guerra mondiale?
Di equino, di selvaggio, non è rimasto niente, se non un nuovo Far West che si è spianato all’orizzonte tra elettrico e motore a scoppio, più tutte le varianti che stanno nel mezzo. C’era una volta il West.