
Ć nota la passione di Herbert von Karajan, direttore dāorchestra austriaco tra i più grandi dello scorso secolo (era nato a Salisburgo il 5 aprile 1908, mancò ad Anif il 16 luglio 1989), per le automobili, le motociclette, gli aerei (che pilotava personalmente), i motoscafi e le barche a vela, in altre parole per tutto ciò che riguardava la velocitĆ lāaria, la leggerezza, qualcosa di altrettanto impalpabile e travolgente della musica.

Molte sono le immagini che lo ritraggono, insieme alla bellaĀ Eliette Mouret, la modella francese di Dior che impalmò nellāottobre 1958 (aveva sposato nel 1938 il soprano leggeroĀ Elmy Holgerlƶf, da cui divorziò dopo 4 anni, e nel 1942 lāereditieraĀ Anita Gütermann, che durò fino alla comparsa di Eliette): La loro unione si rivelerĆ , malgrado le molte tentazioni (eviteremo qui di fare i pettegoli), un legame indistruttibile fino alla morte del Maestro ed Eliette von Karajan diventerĆ poi formidabile mecenate musicale proseguendo, sia pure in forma diversa, un lascito musicale dalle proporzioni immense.

Esula dal tema di queste brevi note, dedicate soprattutto alla passione automobilistica, laĀ vexata qaestioĀ della adesione di von Karajan al nazismo (tessera NSDAP numero 1.607.525) che, debolezza o opportunismo che fosse, gli costò lāallontanamento dalla scena musicale del dopoguerra prima di venire riabilitato. In effetti il suo rapporto conĀ Hitler, Gƶring,Ā GƶbbelsĀ e lāOlimpo nazista fu ambivalente e contrastato da entrambe le parti, anche se molti mai lo perdoneranno ritenendo insufficiente la sua militanza a favore di Bach e di Paul Hindemith che i nazisti consideravano āarte degenerataā e altre numerose insubordinazioni. Hitler non amava von Karajan e gli preferivaĀ Wilhelm FurtwƤngler nonostante non avesse mai preso la tessera nazista (ragione per cui il fanaticoĀ Gƶbbels invece lo detestava e usava il giovane direttore austriaco per indebolirlo).
Ma addentrarmi nelle idiosincrasie e nelle mene dellāinner circleĀ nazista mi mette a disagio, riferisco per dovere di cronaca ma non vedo lāora di tornare alla musica e alle macchine. Non si tratta di indifferenza o qualunquismo, la veritĆ ĆØ che non mi sento di giudicare col senno di poi il comportamento di nessuno in circostanze tanto bestiali.Ā

Caduto in disgrazia, nel 1943 von Karajan si rifugiò in Italia e, dopo la guerra, dovette sottostare a un processo di de-nazificazione che per diversi mesi gli precluse il podio. Fu finalmente invitato alĀ Festival di LucernaĀ nel 1946 e tale fu la sua gratitudine per questa cittĆ che vi tornò ogni fine estate fino al 1988, pochi mesi prima della morte. Nel 1946 von Karajan potĆ© finalmente dirigere anche a Vienna con iĀ Wiener Philharmoniker, fintanto che le autoritĆ d’occupazione russe gli vietarono di prendere parte ad altri concerti pubblici per via dellāingombrante passato. Da lƬ ricomincerĆ la travolgente carriera che potremmo riassumere nella nomina di direttore musicale a vita deiĀ Berliner Philarmoniker, succedendo proprio aĀ FurtwƤngler. Diresse poi allaĀ Scala,Ā allaĀ RIAS di Berlino,Ā alloĀ Staatsoper di Vienna,Ā di cui divenne dal 1956 al 1964 direttore artistico succedendo aĀ Karl Bƶhm.Ā per non dire delle tournĆ©e che lo porteranno a dirigere nelle sale e nei teatri di tutto il mondo. Non aggiungo altro se non per dire che, con grande intuito sui tempi, ebbe piena consapevolezza, oltre che della sua bravura, anche del ruolo che avrebbero giocato la televisione e i media per reclamizzarla, oltre ovviamente alle incisioni. Tanto da risolversi a produrre e filmare i concerti in proprio, consegnato per sempre alla posteritĆ Ā il corpus immenso della sua opera.

Torniamo alle auto possedute e amate da von Karajan; sono davvero unāinfinitĆ e meriterebbero un articolo ciascuna. Qui ci limiteremo a parlare di un modello estremamente raro, anche perchĆ© realizzato in pieno ossequio a quanto richiesto dallāillustre cliente. Si tratta della Porsche 911 (930 #5700206) RS Turbo 3.0 del 1975 con la stessa livrea Martini Racing che aveva furoreggiato nella 24 Ore di Le Mans del 1974, nella versione Carrera RSR Turbo 2.1 (che aveva guadagnato un onorevole secondo posto). Come se non bastasse, la Porsche gli aveva stampigliato il nome sul cofano posteriore!

Von Karajan aveva già posseduto, o perlomeno guidato, un gran numero di sportive della casa di Zuffenhausen: la 356 Speedster, la 550 A spider (la stessa di James Dean), diverse 911, un paio di 959, e quando nel 1974 apparve il modello RS Turbo 3.0 non esitò a chiederne una con specifiche del tutto personali: la sua doveva essere più leggera delle altre, doveva pesare meno di 1.000 Kg per avere un rapporto peso/potenza inferiore a 4 kg/cv.

La 911 di Karajan aveva il telaio Motorsport della RSR sul quale fu innestata la carrozzeria della Carrera RS. Assetto da gara, niente sedili posteriori, un roll-bar a gabbia e, soprattutto, niente autoradio: il Maestro non voleva altro suono che quello del 6 cilindri contrapposti tirato allāinverosimile per una potenza di 360 Cv.

Passata di mano dopo la morte del Maestro giace come la Bella Addormentata nel garage di un collezionista sconosciuto che, a quanto di dice, non lāha mai mostrata nĆ© fatta circolare, forse addirittura mai guidata. Un peccato per gli appassionati di automobili e per i devoti del grande musicista.Ā
