Per un vero appassionato ĆØ un poā triste che si parli di automobili in termini di āautonomiaā o di costo della rata mensile. Rivendico il vecchio scorrettissimo lessico da bar sui tempi āda casello a caselloā o āin Valleā e i rischiosissimi confronti sulla marcia con la quale affrontare una curva pericolosa. Follie che, anche dopo il più sincero dei pentimenti, rimangono alla base della passione di guidare di almeno un paio di generazioni.

Se ĆØ vero, come ĆØ vero, che le immagini raccontano la storia, quelle degli anni sessanta e settanta con le auto āTurismoā imbarcate su tre ruote sono il quadro di unāepoca tecnica, precisa e irripetibile, quella delle sospensioni posteriori a āponte rigidoā che credo meriti qualche riflessione.
Per dirla allāinglese si tratta di live-axle, che non ĆØ il perno della vita, come la traduzione letterale suggerisce, ma poco ci manca; almeno per chi ha pilotato le auto dellāepoca, che giĆ avevano motori e ambizioni āmoderneā pur se con meccanica da primordi della motorizzazione. Ponte rigido significa che le ruote motrici (posteriori) sono collegate da un assale monolitico che contiene differenziale e semiassi; un sistema meccanico elementare e pesante ma con un pregio: tenere le due ruote sempre perfettamente e rigorosamente parallele e allineate.

Questo banale principio tecnico ha il vantaggio di rendere il comportamento della vettura costante e prevedibile senza particolari sofisticazioni (e per questo ĆØ tuttāora considerata dai puristi del fuoristrada la soluzione migliore) e, soprattutto, meccanicamente robusto, come dimostrato dallāutilizzo tuttāora esclusivo nei camion.
Nellāauto sportiva cāĆØ stato chi vi ha rinunciato appena possibile, saltando il fosso verso le sospensioni āa ruote indipendentiā, e chi ha sviluppato alternative come il celebre ponte āDe Dionā (un classico delle Lancia, soluzione efficace quanto complessa e costosa), ma per altri cāĆØ voluto più tempo e i driver di bocca buona come gli americani hanno continuato a crederci (la Ford Mustang vi ha rinunciato solo nel 2015, la Chevrolet Camaro un anno dopo).
Ma veniamo ai ruggenti anni Sessanta; lāepoca doro delle gare āTurismoā, teatro di epici scontri fra le Alfa Romeo GTA e le Ford Cortina Lotus. Quello che colpisce ĆØ la bizzarra attitudine di quelle vetture, portate al limite, ad alzare la ruota anteriore in curva come se si arrampicassero spinte dal retrotreno, ma ci sono buone ragioni.

Col motore davanti e le ruotine dellāepoca, la trazione (il grip come direbbe ora qualcuno) era importante quanto la tenuta e per accelerare era indispensabile che le ruote motrici fossero diritte ed entrambe ben piantate per terra; per fare questo era necessario che lāauto potesse ārollareā senza scaricare troppo la ruota posteriore interna alla curva e lāaccorgimento era avere un avantreno ārigidoā e un posteriore più āmorbidoā. In pratica lāautomobile in curva diventava una ātre puntiā con le due ruote dietro a terra per avere tenuta e trazione e una sola davanti per garantire la direzionalitĆ necessaria e sufficiente.
I riscontri dicono che per andare forte la cosa funzionava bene, quanto basta da convincere che le ruote indipendenti erano roba da Bmw e Mercedes, che allāepoca non erano certo in cima ai desideri degli smanettoni; poi le cose sono cambiate, lāassetto delle auto si ĆØ progressivamente āappiattitoā e il progresso dei pneumatici ha richiesto sospensioni più sofisticate.

Il āponte rigidoā ha resistito un poā di più nei Rally, per la robustezza e soprattutto perchĆ© nei classici ātraversoniā avere le ruote dietro sempre belle parallele facilitava la guida; basta vedere le cose che riuscivano a fare i funamboli dello sterrato con le Escort, le Fiat 124 (pre-Abarth), le Kadett e simili, fino alla Talbot Lotus.
Oggi tutto questo ĆØ storia, ma per chi volesse sperimentare qualcosa del genere cāĆØ sempre il kartā¦
