
«Viandante, sono le tue impronte il cammino e nient’altro» sono versi di Antonio Machado che appartengono a una poesia della raccolta Campos de Castilla, del 1912. Mi sono tornati in mente leggendo Valentina Cemberdzi e il suo In viaggio con Sviatoslav Richter, dove racconta che il pianista, in un quaderno, annotava scrupolosamente le ore di studio giornaliere (al netto delle prove e dei concerti), che dovevano essere due al giorno. In questo quaderno tracciava una linea sulla pagina: da una parte le ore a credito, dall’altra le ore a debito. Due ore di lavoro al giorno sembreranno poche ai non avvezzi ma due ore di studio, tutti i giorni, sono 730 ore di studio in un anno. Il 5 settembre 1986 Richter è in debito di 573 ore. Dopo una prima parte dell’anno in cui si esibisce in Europa, nel mese di luglio si decide per un viaggio verso la Siberia – con partenza da San Pietroburgo – che segnerà indelebilmente l’immaginario della tournée nella musica classica.
Tra le principali tappe risultano: Novgorod, Pskov, Velikie Luki, Luga, Naumovo, Rzhev, Kalinin (oggi Tver), Orekhovo-Zuevo, Lakinsk, Vladimir, Ufa, Celiabinsk, Kurgan, Petropavlovsk, Novosibirsk, Krasnojarsk, Irkutsk, Ulan-Ude, Cita, Chabarovsk.

Arrivato a Chabarovsk, vola in Giappone, dove lo aspettano una ventina di concerti sia in solo sia col violinista Oleg Kagan, il violista Jurij Bashmet, la violoncellista Natalia Gutman.Il 24 ottobre rientra a Chabarovsk e da lì intraprende il viaggio di ritorno, da est a ovest che durerà fino a metà dicembre: Chabarovsk, Komsomolsk sull’Amur, Novyj Urgal, Cegdomyn, Kuldur, Blagovescensk, Belogorsk, Cita, Ulan-Ude, Irkutsk, Tajset, Krasnojarsk, Abakan, Sajanogorsk, Susenskoe, Novokuzneck, Kemerovo, Barnaul, Rubcovsk, Ust-Kamenogorsk, Semipalatinsk, Pavlodar, Karaganda, Celinograd (oggi Astana), Kokcetav, Kustanaj, Uralsk, Petropavlovsk, Magnitogorsk, Saratov, Mosca.
«Il mio è un interesse puramente geografico. La geografia, nuove armonie, nuove emozioni: anche questo è arte. Ed è per questo che sono felice quando mi lascio alle spalle un luogo per andare incontro alle novità. La vita avrebbe scarso interesse, altrimenti…».

Nel 1988, a bordo di una Nissan Patrol, lato passeggero, compirà un viaggio analogo per estensione e numero di concerti. Alla domanda di un giornalista: «Le interessa andare tra la gente?» Richter risponde: «Mi interessa andare dove non sono ancora stato». Sulla Patrol si arrivava a percorrere più di 700 km in un giorno, con tanto di concerto serale: «Ho avuto l’impressione di essere ancora in auto…».

Il 23 agosto 1988 dà un concerto eccezionale ad Acinsk, dopo il quale affermerà: «Si riesce a suonare bene solo se si suona spesso».
Tra Acinsk e Krasnojarsk si rompono i freni dell’auto; arrivati a Krasnojarsk, più morti che vivi, ha tempo di riposare un’ora sul divano e indossare il frac prima di un altro concerto memorabile. La stessa Valentina Cemberdzi commenterà nell’intervallo: «Non è solo la Nissan ad aver rotto i freni…».
L’immagine dei momenti di viaggio, descritta da Cemberdzi, è quella di un pianista impassibile, lato passeggero di un Nissan Patrol guidata dal fidato accordatore Evgenij Georgievic Artamonov, che senza potersi (e volersi) fermare, se non per i concerti, sfreccia nel mezzo dell’Asia centrale tra yurte, minareti, cammelli, montagne, nella taiga.

In Europa accade qualcosa di simile, e lo ritroviamo vagabondo tra i paesini della Provenza, sempre sul finire degli anni ’80 e nei primi anni ‘90. Racconterà di ciò a Bruno Monsaingeon, autore di un film tra i più belli mai dedicati a un musicista Sviatoslav Richter: The Enigma:
«Detesto questa semplificazione musicale. Se sono pronto per eseguire un’opera e desidero suonarla in pubblico, posso farlo ovunque, in una scuola o in qualsiasi altro luogo, così, gratuitamente. Lo faccio per piacere e mi è assolutamente indifferente che sia una grande sala o un piccolo teatro. Tutti dicono che io preferisca le sale piccole, ma non è che io le ami particolarmente, è che le grandi sale sono sempre prenotate con larghissimo anticipo e io sono allergico a qualsiasi programmazione. Preferisco quindi, quando arrivo in un paese, aprire una mappa e indicare ai miei impresari i luoghi che mi ricordano qualcosa, che suscitano la mia curiosità o, magari, che non ho avuto ancora occasione di visitare. Partiamo in automobile, con i pianoforti al seguito, evitando come la peste le autostrade. E allora, magari, mi capita di suonare in un teatro, in una chiesetta o nel cortile di una scuola, a Roanne, a Montluçon o in un paesino della Provenza. Almeno sono sicuro che la gente non verrà a sentirmi per snobismo, ma per ascoltare la musica».

Nell’erranza del viaggio aveva esaudito il suo più grande desiderio, che aveva confidato a Valentina Cemberdzi prima di salutarsi: «Che cosa vuole che le auguri?»aveva chiesto la Cemberdzi. Risposta: «Di avere ancora voglia di suonare e che mi riesca bene… »



per gentile concessione di Giacomo Palazzesi e del sito: https://giacopala.substack.com