Sono passati quasi sessant’anni ma ancora oggi trovare qualcosa di paragonabile al Ciao è davvero difficile. Se non impossibile. Il ciclomotore della Piaggio è stato, infatti, una vera rivoluzione della mobilità. Lanciato dall’azienda di Pontedera l’11 ottobre 1967 alla Fiera del Mare di Genova, per anni ha fatto girare la testa alle ragazzine italiane. E Non solo a loro.

Il Ciao faceva più di 140 chilometri con un pieno (2.6 litri di miscela) quindi otre 50 chilometri con un litro (ma la casa ne dichiarava ben 70), esattamente quanto consuma il migliore tra i pochissimi ciclomotori di oggi. Progettato da un equipe di tecnici guidati dall’ingegner Bruno Gaddi, aveva una cilindrata di 49cc e un peso inferiore ai 40 chilogrammi. E, calcoli alla mano, produceva meno di un quarto di gas serra di una bici elettrica attuale. Altro che transizione energetica.


Non solo, il Ciao aveva i pedali che servivano per accenderlo ma anche per andare se rimanevi a secco: si spingeva un testo vicino al mozzo della ruota posteriore e via come fosse una bicicletta. Un po’ pesante ma intanto arrivavi al benzinaio. Del meccanico non c’era bisogno perché la manutenzione era davvero irrisoria e tutto era improntato alla massima semplicità. Tant’è che al momento del lancio la Piaggio può metterlo in vendita al prezzo di listino di sole 54 mila lire. Per fare un paragone, una Vespa 50 Special nel 1969 costava 132.000 lire.

Altre caratteristiche dell’incredibile successo del Ciao sono il gancio portaborsa, il portapacchi posteriore e l’antifurto di tipo bloccasterzo. Così, durante i quasi 40 anni di produzione, con 3 milioni e mezzo di esemplari, è stato il ciclomotore italiano più venduto nel mondo e la sua linea non è mai cambiata. Un oggetto indimenticabile, un cult generazionale sempre all’avanguardia. “Le sardomobili hanno cieli di latta. Liberi chi Ciao”, recitava uno slogan della campagna pubblicitaria di quegli anni. Prendeva in giro le quattro ruote che imprigionavano gli automobilisti nel traffico come sardine in scatola. Proprio come oggi. Nulla è cambiato: solo il Ciao non c’è più… peccato!

